Die Vanity "Ordinary Death Of Something Beautiful" - logic(il)logic

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Die Vanity - Cover dell'albumUn album veramente piacevole e ben fatto questo "Ordinary Death Of Something Beautiful", che vede debuttare i torinesi DieVanity, band con già all'attivo un EP da cinque pezzi intitolato “objects in mirror are closer than they appear”.

Ogni elemento è curato, e no, non ha affatto le caratteristiche di un debut album: la voce di Federico Cardinale, che ricorda il Ville Valo dei tempi d'oro e Lauri Ylonen voce dei The Rasmus di In-the-Shadowsiana memoria (quanti anni son passati!) non cade nella scopiazzatura, ma anzi mantiene una sua personalità definita e piacevole, un timbro sempre efficace e, si sente, non buttato a caso.

Come non buttato a caso è il resto: le chitarre di Andrea Machetta e Fabrizio Di Munno sono sublimi, ottimo riffing, palm muting ad hoc, stacchi cadenzati, derive melodiche.

La terza track, “Soldiers” suona come un coro angelico; la quinta, "Deadline", pur rientrando moltissimo, quasi troppo, nello standard “ballad” del genere non ne sa di riscaldato... e poi inizia l'ottava traccia, "Something Wrong", e si sentono addirittura dei vaghi richiami di rock elettronico e sinfonico del Sol Levante (leggasi Malice Mizer), magari e assolutamente non abbastanza per andare a rotolare nel darkwave neoclassico come i succitati, cosa che del resto porterebbe ad uscire un pelo dai binari, ma un po' di sapore orientale si percepisce.

Elementi elettronici calibrati per non essere invadenti, un basso, Andrea Traversa, corposo e ciccione che assieme a pelli e piatti con il giusto gusto di Anselmo Zoccali formano un'ottima accoppiata ritmica per un gothic rock/metal che, diciamocelo, è anche molto “piacione”, da acchiappo, ma perchè no, ci sta tutto.

Die Vanity - La bandMa non si finisce qui: passaggi da ballad romantica, assolo tecnici ma non pesanti, per schiantarsi poi contro un muro di riff... si è nei canoni del genere, ma, cosa difficile da realizzare, non si sprofonda nello stereotipo, se non in alcuni passaggi davvero marginali.

L'ultima traccia, nonché title track, ci accompagna lentamente all'uscita del luna park in cui siamo entrati idealmente con la prima “traccia”, inserendo tuttavia elementi più grintosi che se, da una parte, fanno perdere un po' quel senso di commiato, dall'altra fanno assumere al pezzo un'atmosfera da “arrivederci”. Parliamoci chiaro: non hanno inventato niente di nuovo, non aspettatevi particolari innovazioni o illuminazioni divine, questo no.

Ma se siete fan di gruppi come quelli citati in precedenza, o ancora di Negative (con i quali i nostri hanno suonato, e si capisce il motivo), Lovex, Sunrise Avenue e simili, mi sento di garantire che resterete piacevolmente soddisfatti.

Menzione particolare va fatta ai guest Alessandro Ciola, (chitarra acustica), Luca Francescato, piano, e Elena Cardinale (una semplice comunanza di cognomi oppure un talento di derivazione genetica?), voce aggiuntiva della sesta traccia.

"Ordinary Death Of Something Beautiful" dei DieVanity è edito da logic(il)logic Records e distribuito da Andromeda Dischi.

Guarda il Video Ufficiale di "Soldiers" >>

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