Valutazione attuale:  / 5
ScarsoOttimo 

Celeb Car Crash "Ambush" - copertinaGruppi come i Celeb Car Crash sono necessari per tenere viva la speranza di una nuova generazione Rock italiana degna di portare questo nome.

“Ambush”, il loro primo full lenght album, è un concentrato di brani potenti e diretti, che al primo ascolto riescono a sorprendere come solo un guerriero ben addestrato riuscirebbe a fare. Una vera e propria imboscata ai soliti pregiudizi che spesso colpiscono chi si avventura nel panorama del nuovo Rock nostrano.

Se dovessimo affiancare ai Celeb Car Crash dei gruppi internazionali, molto probabilmente bisognerebbe indicare band del calibro dei Queens Of The Stone Age, Soundgarden oppure Stone Temple Pilots. Chitarra, Basso e batteria invadono i confini del Grunge e dello Stoner migliori, senza però dar l’impressione di essere l’ennesima copia della copia, anzi.

L’incalzare delle linee vocali, supportate da riff magmatici e ritmiche impetuose, rapisce chi ascolta, trascinandolo in un mondo dove il rock è il verbo.

Il disco si apre con un’introduzione carica di aspettative, per poi sfociare nel distorto riff di chitarra di “Dead Poets Society”, il brano scelto come videoclip ufficiale dalla band. Segue, senza darci tempo di riprendere fiato dal piacevole disorientamento iniziale, “Celeb Car Crash”, brano che da il nome alla band.

Celeb Car Crash - La BandE’ la conferma che si sta ascoltando un lavoro che affonda le sue radici negli anni ’90 ma è riuscito brillantemente a dare i suoi frutti anche oggi.

Si passa poi a brani come “Get More” e “Dorothy”, dove i riff di Carlo, il chitarrista, sembrano studiati appositamente per far uscire le fiamme dall’impianto stereo. Trovano spazio anche cavalcate blues come “Blinded by the light” in cui si passa dal bottleneck iniziale ad una marcia strumentale la cui andatura è dominata dalla voce penetrante e potente di Nicola (a tratti sembra di sentire Chris Cornell).

Non mancano brani dove i CCC ritirano artigli senza però abbassare la guardia come “Tied Up”, una ballad passionale e avvolgente.

Inaspettatamente rock e graffiante anche la versione di “I am The Walrus” dei Beatles. Finalmente una cover dei fab four ben reinterpretata, mi sentirei di aggiungere. “Ambush” termina con un brano importante per struttura e durata.

Nei sette minuti conclusivi la band ci conferma la maturità, l’esperienza e l’intensità della propria musica, in un brano che accarezza con un’introduzione acustica fino a scaraventare l'ascoltatore nel nucleo grunge ormai caratteristico dell’intero album, per poi ritornare nuovamente a quella calma apparente e dalle tonalità un po’ nostalgiche con cui è iniziato.

Nicola Briganti (lead vocals and guitars), Carlo Alberto Morini (guitars and backin vocals), Michelangelo Naldini (drums) e Simone Benati (bass), usando le loro parole, hanno voluto tendere “un agguato mentale”: la loro voglia di “rappresentare una posizione impopolare”, la loro essenza e ciò che sono senza mediazione alcuna. I principali ingredienti: ossa rotte, sangue, sudore, racconti e rock and roll.

Grande è la curiosità di sentirli dal vivo.

Guarda il Videoclip Ufficiale di "Dead Poets Society" >>

Pin It