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Splatters "Fear of The Park" - copertinaLa copertina di “Fear Of The Park” (parafrasi ironica del celebre “Fear of The Dark” degli Iron Maiden?) è la premessa del contenuto dell’intero album degli Splatters. Il clown, che ricorda il più famoso e inquietante “It”, raffigurato su una ruota panoramica, ci invita ad entrare in un vero e proprio parco… dell’orrore.

L’impressione che si ha, ascoltando non solo l’intro ma anche le tracce seguenti, è proprio quella di trovarsi nel caos assordante tipico del parco divertimenti; all’inizio desta curiosità e risulta interessante, quasi piacevole, ma successivamente finisce per stancare.

Niente da ridire sulla preparazione strettamente tecnica del gruppo composto da: Drow (voce, chitarre), Alex Damned (chitarre e cori), Mr. Sprinkler (basso e cori), Paul Destroyer (batteria) ma, per quanto riguarda gli arrangiamenti, è difficile dare un giudizio positivo.

Il suono è pesante, un’accozzaglia strumentale nella quale salvare solo il lavoro delle chitarre. Efficaci nelle ritmiche, tendono però a perdere forza negli assoli, che non brillano per originalità. La voce si attiene sicuramente alle esigenze di genere, ma non riesce a risultare gradevole.

Splatters - La BandL’intento della band nell'ideare "Fear of The Park" è stato sicuramente quello di mescolare generi come l’Hard Rock, il Punk ed il Glam alla passione per l’ horror, senza però preoccuparsi di curarne l’aspetto, di “smussarne gli angoli”, realizzando così un lavoro che risulta caotico.

Con “Killer Clown”, che segue l’introduzione, si riassume un po’ quello che è l’intero contenuto dell’album: l’urlato di Drow è una costante di quasi tutti i pezzi, ma i cori di Alex Damned e Mr. Sprinkler sono ben fatti e risollevano il “piattume” dei brani. L’album si chiude con “Dark Way” nella quale, dopo qualche minuto di pianoforte, viene ripreso il tema dell’intro concludendo così il disco.

In conclusione, si può dire che questi ragazzi abbiano un ottimo potenziale che, forse per via della fretta di pubblicare il loro primo lavoro, non hanno sfruttato al meglio.

L’album è da promuovere con appena la sufficienza, ma soltanto per incoraggiare gli Splatters ad un lavoro più ragionato e curato, che possa emergere con meno difficoltà nel mercato discografico attuale.

Ascolta "Welcome to Zombieland" >>

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