Koma Killer “Reboot”

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Koma Killer RebootUnderground Symphony distribuisce il primo full-lenght album dei Koma Killer, band nata nel 2012 dalle ceneri dei Seven Dark Eyes.

Uscito a dicembre 2013 (dopo un primo EP intitolato “Embryonic”), "Reboot" propone un moderno Hard Rock – nel senso più ampio del termine – con accenni Dark/Gothic.

Dodici le tracce che compongono questa prima fatica dei ragazzi bellunesi, una band ben amalgamata e con valide esperienze alle spalle.

La title track che apre le danze è una semplice intro strumentale di tastiere a tappeto, che crea la giusta suspense per "Deep Coma". "Black Wells" riprende le melodie cadenzate della seconda traccia ma si sposta su sonorità depressive ed a tratti elettroniche, riproposte a tratti anche nella successiva "Anyone is Better than Me".

Con la più orecchiabile e radiofonica "Recorded in my Soul" si torna nella semplicità delle strutture Hard Rock, con voci doppiate, assoli in tapping e ritornelli facilmente memorizzabili.

"The Family" è un sipario per il cambio scena ed introduce i riff accattivanti di "Killer", un chiaro tentativo di accarezzare del Metal più spinto ed incisivo. "Nobody’s Fault" e "Night of a Maniac" scelgono ancora vie disorientanti, con accenni di growl e armonie già sentite, tanto da poterle confondere con brani precedenti.

"King of Lies" vira su del malinconico Metal moderno, con passaggi martellanti ed un'apparente piattezza che stona con la tipologia di background scelto. "Never Give up" ed "Out of Control" non si discostano molto dai pezzi già proposti, risultando un continuum poco convincente ed a tratti noioso.

Koma Killer BandAscoltando per intero "Reboot" ci si trova di fronte ad un Rock moderno contaminato da influenze non definite, un lavoro che non riesce a prendere una via chiara e precisa. Chitarre aggressive si contrappongono a tastiere tipicamente “seventies”, un buon mix che si scontra con una registrazione troppo asciutta e per questo penalizzante; da rivedere sicuramente la pronuncia inglese.

Il sound generale è cupo, ricorda vagamente una miscela tra Metallica, Alice in Chains, Type 0 Negative e qualche fetta di Nu-Metal assai meno appetibile. Suoni duri di stampo Thrash si alternano a sfaccettature del Dark/Gothic, passando per sonorità elettroniche e refrains di scarso impatto. Una varietà disorientante che non trascina, fatta di troppi spunti non approfonditi ed inseriti nel disco con scarsa decisione.

Se tutti gli elementi della band (Fabio Perucchini: chitarra e voce, Max Cassol: basso e voce, Simone Scar: tastiere, Thomas Manfroi: batteria) dimostrano padronanza del proprio strumento, suonando dall'inizio alla fine con precisione e caparbietà, il risultato complessivo non ne premia il merito.

Reboot” è un debutto, una “rompere il ghiaccio” per un gruppo atteso adesso da un duro lavoro compositivo per poter finalmente conquistare il pubblico di potenziali ascoltatori.

Guarda il Videoclip di "Anyone is Better than Me" >>

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