La Madonna di MezzaStrada “Lebenswelt (il mondo della vita)”

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La Madonna di MezzaStrada “Lebenswelt (il mondo della vita)”Fabio Ripanucci (voce, autore dei testi delle canzoni, spesso anche in background alla chitarra, al piano ed all'ukulele) è figura decisamente centrale dietro all'album "Lebenswelt (Il mondo della vita)" - secondo lavoro della band La Madonna di MezzaStrada.

Il cantautore, appoggiato dal lavoro di Damun Miri Lavasani (piano e synth), Luca Papalini (violino), Elis Tremamunno (secondo violino), Franco Pellicani (batteria), Fabrizio De Angelis (basso) e Michele Turco (batteria) è riuscito perfettamente nel proprio intento: la voce di Ripanucci, che si potrebbe definire un Peter Pan cresciuto nel suo modo di trattare temi come la decadenza della società, della politica, della famiglia, sostituisce la calzamaglia e la polvere di fata con il Post-Rock de "La Madonna di MezzaStrada".

Propone una scrittura quasi socratica, che con l'ironia e la maieutica spinge gli ascoltatori a svegliarsi dal torpore che li porta ad essere "già morti in vita" (per esporre il concetto come avrebbe fatto Elliot, poeta inglese del primo dopoguerra), per sradicare ogni convinzione.

Il disco, caratterizzato da crescendo quasi rossiniani che partono da sfondi di base molto intimistici, è unico nel suo genere considerando la provenienza italiana.

Il tutto, un mosaico che mescola diversi stili, si ispira, da una parte allo scenario musicale che è dietro la tradizione di Branduardi, come nel caso di "Tunisia", singolo che aveva già anticipato l'intero LP (che possiede la stessa cadenza ritmica ed ai racconti fiabeschi non-sense dei Kasabian ne "La Fée verte"); dall'altra alla satira amara, eppure a tratti divertente nella scelta delle parole - quid essenziale - di artisti quali Edoardo Bennato e Daniele Silvestri.

La Madonna di MezzaStrada bandBrani come "Mosche", "Nostalgie", "Vietato pensare" ed "Io", eccezionali, svelano il contenuto della struttura de "Il mondo della vita".

Tale impalcatura mira contemporaneamente alla critica ed all'autocritica: l'ideologia, rappresentata sopratutto in musica dal brano omonimo "Il mondo della Vita" e da "Le vite degli altri", ricorda una protesta ed una voglia di rivoluzione tipica della generazione Punk, un poco smorzata attraverso il sublime e sottile lavorio tissutale dei musicisti.

Essi sembrano suggerire, con la soave eco di archi e pianoforte, il battere istintivo e libero della batteria, l'insistenza a tinte fosche del basso e lo scivolare intricato ed onirico di una chitarra particolarmente geniale, una riflessione interiore "New Trollsiana" sui tempi odierni ed il grigiore di ogni persona che si vede per strada, spenta, stanca.

Se il romanzo fantastico intitolato "Momo" di Michael Ende sfuggisse dall'ambientazione infantile della protagonista per approdare all'underground della classe media, che ha perduto l'età fanciullesca di fronte all'aridità del reale, di certo la sua colonna sonora sarebbero i gioielli "Piccoli Drammi" e "Regione".

I pezzi di questo album vanno giù caldi, umidi di significato come un buon espresso amaro che fuma bollente sul tavolo alle sette di mattina, gustato prima di inserirsi di nuovo nella monotonia della routine quotidiana.

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