Heavy Live AID for Emilia 2014 - Report (prima parte)

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Live Aid Emilia 2014“Regalare una sala prove a chi una sala prove non ce l’ha più”. In queste parole di Massimo Gennari del Circolo in Musica M. Oliva di Cavezzo sono riassunti il significato e l’importanza della manifestazione nota come Heavy Live AID for Emilia 2014 svoltasi il 12 e il 13 aprile al Borderline di Modena.

Parole che lasciano trasparire, oltre alla grande forza di volontà di cui il popolo emiliano è dotato, anche la voglia di fare qualcosa di importante e di speciale per la propria terra utilizzando la musica. L’Heavy Live AID è nato così.

È nato dalle forze congiunte di diverse persone e associazioni: da Daniele Abate e Francesca Mercury (gli organizzatori) al già citato Circolo in Musica, da Lenzotti Strumenti Musicali che ha fornito gratuitamente la backline intera allo stand di RadioPhobia con delle meravigliose magliette che riportavano la scritta “I love Emilia”, dai Lowlanders MC Modena del Borderline alle dieci band che hanno suonato (gratuitamente!) per questa manifestazione, dagli infaticabili fonici finendo con i ragazzi addetti alla fotografia.

L’evento, oltre ad essere stato pubblicizzato da diverse stazioni radio, tv, social network e webzines, ha suscitato notevole interesse nella gente che da vicino e, in alcuni casi da lontano (qualcuno è giunto addirittura con un'importante donazione in denaro), è accorsa in gran numero per assistere ad un momento fantastico in cui la musica “dei cattivi” si è messa a servizio di una “buona” causa.

Le dieci band, che con grande umiltà e professionalità si sono susseguite nelle serate del 12 e del 13 donando la propria arte, e l'organizzazione, che con dedizione e voglia di fare ci ha messo grandissimo impegno per questo nobile scopo, hanno fatto capire ancora una volta che la gente colpita in quel terribile maggio 2012 non ha mai mollato. Dalle parole alla musica.

Ecco il live report della serata del 12:

Dopo la presentazione, i primi ad esibirsi sul palco del Live AID sono stati i Furious Blades. Nati nel 2007, questi ragazzi modenesi si sono esibiti con composizioni proprie di evidente stampo heavy metal con diverse influenze che vanno dal power vecchio stile al progressive moderno. I brani, energici e vivaci, sono stati l'ideale per scaldare il pubblico che stava riempiendo il Borderline.

La compagine modenese ha mostrato una discreta parte ritmica, in cui si sono distinte in diversi frangenti le linee di basso, una curata fase solistica che ha evidenziato un buono stato di tecnica e degli spunti melodici alquanto interessanti.

I brani, nel loro susseguirsi, hanno messo in luce un buon affiatamento della compagine modenese, oltre a grossi margini di miglioramento. Le composizioni, sebbene si trattasse di un genere oggi molto praticato, non sono mai scadute nella banalità, tendendo sempre a offrire qualche interpretazione interessante.

Per secondi, nella serata del 12 aprile, si sono esibiti i Blaskhyrt, una band brutal death metal di Reggio Emilia.

I Blaskhyrt, con all'attivo due album, hanno offerto un'esibizione imponente e rocciosa. Il loro brutal, infatti, è stato potente e diretto, presentando alcune delle chicche standard (ma fighe come sempre!) del genere in questione. L'influenza di “mostri” del genere come i Suffocation si è fatta sentire sin dai primi brani, sebbene non siano mancati chiari riferimenti a band come gli Obscura e i Cryptopsy.

Parti veloci di doppia cassa e blast beat, linee di basso articolate e granitiche ritmiche di chitarra sono state il leitmotiv dell'esibizione. Immancabile il growl, molto vicino allo stile di Frank Mullen, che combinato ad una sezione strumentale notevole è andato a potenziare una prestazione sicuramente valida.

I Blaskhyrt hanno voluto dare dimostrazione di più o meno tutto il proprio repertorio: sin dai primi brani chiarissimo è stato l'incedere da un brutal stilisticamente più “primitivo” e più vicino alle pietre miliari del genere, ad un death più tecnico e articolato. La performance dei Blaskhyrt, in sostanza, ha dato un buon imput per fare entrare la serata nel “vivo”.

A seguire i Blaskhyrt sul palco del Borderline sono stati i Folk Metal Jacket, da Modena. La band, fondata diversi anni fa (2008/09 la data di fondazione), ha subito diversi cambi di line-up, riuscendo comunque a raggiungere, alle porte del 2014, un sound maturo e delle idee musicali più che valide.

Con all'attivo un EP, i ragazzi dei Folk Metal Jacket si sono fatti promotori di un (come dice il nome della band stessa) folk metal di matrice nordeuropea con, però, originalità e significative innovazioni stilistiche. Importantissima, in questo senso, è stata l'introduzione del banjo (esatto, avete capito bene!), utilizzato prevalentemente come strumento solista nell'esecuzione delle melodie di molti dei brani, a volte coordinatamente alla chitarra solista.

La presenza di questo strumento ha fatto sì che spesso il sound della compagine modenese assumesse delle sfaccettature che potrebbero essere tranquillamente definite “country”. Le linee di chitarra e basso insieme alla batteria hanno fornito ritmiche serrate senza cali di tensione durante tutta l'esibizione, sebbene ci siano stati alcuni intermezzi “clean” in alcuni brani.

La voce, il graffiato nel mood del folk metal, è stato un valore aggiunto, essendosi inserita bene ed in maniera equilibrata nel contesto strumentale.

L'intento di questa band, fondamentalmente, è sembrato quello di riprendere alcuni tratti caratteristici di un genere molto diffuso e amato come il folk rendendolo originale a modo proprio. Come dire... birra e folk metal (e banjo, aggiungerei).

Gli Artaius, provenienti da Sassuolo, sono stati i quarti ad esibirsi al Live AID. Si tratta di una band anch'essa esistente già da diversi anni (fondazione nel 2008), con all'attivo un disco. Questi ragazzi si sono presentati con un folk metal energico e d'impatto, mai scontato e banale, bensì aperto a tante influenze diverse. Nei brani degli Artaius non è stato raro trovare, oltre ad alcuni tratti stilistici del folk metal moderno (con alcuni richiami agli Eluveitie), diverse melodie tipiche della più pura musica celtica, diversi synth e lead di tastiera quasi da ricondurre al power metal e, soprattutto, degli intermezzi musicali e atmosferici di progressive rock vecchio stile.

Quello che oseremmo definire “Effetto Artaius” è proprio questo: un genere di partenza ben definito con numerose contaminazioni che lo portano fuori dagli schemi rendendolo originale. Una formazione completa (in cui spicca una violinista/flautista; non che gli altri siano stati da meno) e un sound molto curato e levigato hanno portato questa band ad esprimere al meglio il potenziale di cui è dotata. La presenza di un tastierista ha fornito un elemento in più nella ricerca di diverse soluzioni sonore nell'ambito della sperimentazione di cui si parlava prima. Infatti, dai lead alle parti di pianoforte, passando per tutto ciò che sta in mezzo, il tastierista ha mostrato grande accuratezza nella scelta dei suoni. La sezione ritmica molto precisa ha rappresentato le fondamenta stabili su cui poi si è mosso tutto l'impianto del “prog folk” di questa band. Da sottolineare la presenza di una voce femminile coadiuvata da un growl potente e uno scream tagliente. Ciascuna delle tre voci ha dimostrato grande precisione e grande senso di adattamento ai brani. I vocalist si sono distinti sia nelle proprie fasi individuali, sia nelle fasi in cui, in maniera coordinata, si sono trovati a cantare insieme, riuscendo a dare ai brani un forte senso di epicità.

Dopo la presentazione di Francesca Mercury, l'ultima band ad essersi esibita sul palco del Borderline sono stati i celebri Nightglow, il pezzo forte della serata. Questa band, vecchia conoscenza del metal emiliano ed italiano, è in possesso di doti tecniche eccellenti e soprattutto vanta un bagaglio di esperienze invidiabile. Fondati intorno alla fine degli anni '90, i Nightglow sono stati per tanto tempo (riconosciuti nel 2007) “official tribute band” dei Manowar, mostri sacri dell'Heavy Metal.

In questo contesto, in particolare, è da ricordare il tour fatto con dietro le pelli Kenny Earl (in arte Rhino) batterista proprio ex-Manowar, che ha sostituito l'attuale addetto ai tamburi Marco “Riskio” Romani. Nel marzo 2013, i Nightglow hanno fatto un ulteriore passo fondamentale in carriera corrispondente all'uscita del loro primo full-lenght “We Rise”, un disco di straordinaria potenza ed energia. La formazione che si è presentata sul palco del Borderline è quella da quattro elementi (senza Giulio Negrini, rientrato nella band pochi giorni fa), capitanata dall'organizzatore Daniele “Abba” Abate. Dopo un piccolo problemino con le basi e dopo l'esibizione del nuovo taglio di capelli (alias “boccia”) del bassista Davide “Fantu” Fantuzzi, lo show dei Nightglow è iniziato prepotentemente e alla grande, scatenando visibilmente il pubblico che aveva ormai riempito il locale. La straordinaria risposta della gente e l'heavy metal sanguigno e trascinatore del quartetto di Sassuolo hanno garantito una performance sopra le righe e una chiusura di serata degna dei migliori eventi. Dietro il set, “Riskio” ha regalato ritmi intensi e fill rocciosi, affrontando il tutto con un groove pazzesco: in brani come Dreamland e We Rise è stato possibile infatti sentire di che pressione sonora la band sia dotata. Da sottolineare l'imponente prestazione di “Fantu” al basso.

Quest'ultimo, sempre preciso e presente, è stato perfetto nel fare da collegamento tra la batteria e la chitarra. Con una ha scandito i tempi con grande precisione, con l'altra ha fornito una base melodica forte e stabile su cui poi si è andata a posare la voce di “Abba”. Esempi chiari di come “Fantu” abbia svolto il suo compito sono stati End of Time e (di nuovo) We Rise. Andrea “Moret” Moretti, dal suo canto, ha fatto sfoggio di un'eccelsa tecnica chitarristica. Ha seguito in maniera impeccabile basso e batteria con ritmiche serrate e “heavy” (quell'heavy tamarro il tanto che basta!), mostrando grande padronanza di tecniche come il palm muting e i pinch harmonics. Nella fase solista ha offerto dei grandiosi spunti tecnici dimostrando di non essere da meno con sweep, tapping, alternate picking e chi più ne ha più ne metta (Time Lord e Between Heaven and Hell, in questo senso, sono state suonate alla grande). La voce di “Abba”, infine, potente e presente, è andata a fondersi benissimo con gli strumentali offerti dal terzetto di cui sopra, distinguendosi nelle strofe con forza ed esaltandosi in alcuni chorus esplosivi (Shine of Life, Between Heaven and Hell, Evil Dust). Da sottolineare, nei Nightglow, è stata la presenza scenica, frutto anche delle tante esperienze vissute dalla band. Il quartetto ha saputo come muoversi sul palco, come orchestrare lo show, come entrare nei cuori della gente in un evento così importante. L'ordine dei brani è stato in qualche modo un climax, un crescendo di potenza che ha fatto sì che l'indicatore della soglia del metallo non scendesse mai. Chapeau. Ed applausi a fine esibizione per questa band formidabile.

L'appuntamento, comunque, era per il giorno successivo, con altre cinque band da ascoltare.  

Credits: Le fotografie presenti in questo report sono di Nikoa B. Photography - www.nikoafoto.com

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