Joe Sal: l'Intervista

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L'ascolto del “Live at Scimmie” di Joe Sal (Recensione QUI >>) lascia aperte molte domande, la voglia di capire come sia maturata la scelta di una presentazione così particolare – un debut-album registrato live con voce e chitarra, ed il desiderio di conoscere meglio il percorso artistico e le idee che hanno portato alla composizione dei brani.

Per farlo, abbiamo proposto all'Artista una breve intervista su radici musicali e senso dell'album, sull'ormai inconsueta quanto interessante proposta di una registrazione live, e sui progetti futuri di Joe, finalmente impegnato nella sua avventura come solista. 

 

L'Intervista di Giada Celeste Chelli >>

Giada: Quando hai iniziato ad interessarti alla musica, a comporre canzoni originali, e quali sono state le tappe fondamentali del tuo percorso artistico?

Joe: Credo che la musica faccia parte della mia vita da sempre. I miei genitori sono sempre stati interessati alla musica, mio padre soprattutto. Ho iniziato a interessarmi a uno strumento attorno ai 9 anni, prendendo qualche lezione di chitarra d’accompagnamento. Le mie prime canzoni penso di aver cominciato a comporle attorno ai 12 anni. A quell’età infatti avevo cominciato a suonare col mio compare di molte avventure future Michele Campanella (batterista, tastierista, ma fondamentalmente polistrumentista). In seguito cominciammo a suonare anche con il bassista Marco Albanese con il quale poi nel 1999 fondammo il trio hard rock KickStart, che è stato per più di dieci anni la mia band principale. Nel 2003 auto-producemmo il disco “Fuel” e nel 2006 il singolo “I Am Free”. Nel frattempo nel corso degli anni ho studiato un po’ di canto, ho suonato e cantato in formazioni di ogni tipo: musica originale, cover, tributi, progressive rock… Più o meno in contemporanea con l’inizio del mio progetto solista (2012) ho iniziato a cantare con la Alex Carpani Band, una formazione prog grazie alla quale ho avuto la possibilità di andare in tour in giro per il mondo suonando con David Jackson dei Van der Graaf Generator. Prossimamente collaboreremo anche con altri musicisti di fama mondiale come ex componenti di Orme, Pfm, King Crimson.

Giada: Ascoltando Live at Scimmie si presenta da subito un intimo rapporto tra la voce e la chitarra, quasi lo spettatore fosse testimone inaspettato di un dialogo privato. Come è nata l'idea di questo disco ed a cosa è dovuta la scelta del live album?

Joe: Questa tua immagine dello spettatore come testimone di un dialogo privato è decisamente azzeccata ed è in sostanza alla base dell’idea del disco. Stavo girando da un annetto per i club milanesi come solista, e volevo in qualche modo “catturare” il momento prima di far evolvere il progetto. Un disco in studio solo chitarra e voce mi sarebbe sembrato poco sensato, così ho pensato semplicemente di registrare uno dei miei concerti.

Giada: Qual è il filo conduttore che lega i diversi brani ed in che periodo sono stati composti?

Joe: Il periodo di composizione è vario. Sono per lo più canzoni che ho scritto nel corso degli anni. Mentre suonavo con i KickStart e altre formazioni prevalentemente hard rock, mi capitava di comporre anche brani dei generi più disparati, poco adatti alle situazioni con cui suonavo, e che non sapevo come collocare. Ad un certo punto il cassetto in cui mettevo tutti questi brani è esploso e non ho potuto più far finta di niente. Ho deciso così di mettere in piedi un mio progetto solista in cui convogliare tutte quelle canzoni “orfane” cercando di arrangiarle in maniera simile per dar loro una continuità nonostante le molte differenze tra esse. Pensa che “No Lies”, a parte il testo, l’ho composta che avrò avuto 17 anni! Non c’è un filo conduttore che collega i brani, a parte il fatto che provengono dalla parte più vera di me, sono stati composti in maniera spontanea, senza pormi limiti di genere, senza paura di essere troppo “pop” e far pensare a chi mi conosce per i miei pezzi hard rock che io mi sia rammollito, senza paura di essere troppo “alternative” e poco radiofonico. Ho scritto quelle canzoni come le ho scritte e così le ripropongo, senza filtri.

Giada: I testi appaiono molto ricercati ed ermetici, sempre in perfetto accordo con l'andamento strumentale anch'esso elaborato e dinamico. Quanto il significato testuale trova importanza nel discorso musicale ed a cosa è dovuta la scelta dell'inglese?

Joe: Dunque, per me la musica è sempre più importante del testo. A volte penso che potrei anche cantare dei versi senza senso linguistico e mi andrebbe bene lo stesso. Scrivere un testo però è anche un’occasione per raccontare qualcosa che ti sta a cuore. In senso lato mi piace raccontare delle storie con una loro compiutezza. Soprattutto storie che parlano di follia, o di sofferenza. Un amante respinto che impazzisce e fa una strage. Una gatta che soffre di solitudine e attende il padrone tutto il giorno. Un giudice che accetta l’idea di morire per un ideale. Un padre che cerca di riconquistare l’amore della figlia. Un soldato che muore perché si è distratto ricordando i giochi d’infanzia. La scelta dell’inglese dipende dal fatto che secondo me non ha molto senso oggi cantare solo in italiano. Penso che un giorno mi cimenterò anche col patrio idioma, ma oggi, con le possibilità comunicative che abbiamo a disposizione, credo sia limitativo cantare solo in italiano, a meno che non si faccia uso di particolari espedienti linguistici possibili solo con la propria lingua madre, o si voglia parlare nello specifico dell’Italia. Per dire, i testi di Elio e le Storie Tese sono intraducibili in un’altra lingua e incomprensibili per chi non sia italiano. Ma nel mio caso, volendo rivolgermi a un’audience senza limiti precisi, penso che sia più sensato cantare in inglese.

Giada: A quali artisti ti ispiri maggiormente e quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?

Joe: Come ormai sto ripetendo in diverse occasioni, il gruppo a cui mi sto ispirando di più attualmente sono forse i Beatles, non tanto (o non solo) per la musica in sé, quanto per la capacità di scrivere canzoni che arrivano a tutti, radiofoniche, eppure così raffinate, originali, senza limiti di genere. Chiunque ama canticchiare Penny Lane o Strawberry Fields, eppure portano in sé invenzioni armoniche e di arrangiamento complesse e assolutamente geniali. Altri miei punti di riferimento sono musicisti di ogni tipo che hanno saputo valicare i limiti del proprio genere di riferimento e mescolare ogni tipo di influenza: Led Zeppelin, Chris Cornell, Stevie Wonder, i Free, Andrew Lloyd Webber e mille altri, dal metal al pop, dal soul alla classica.

Giada: “Live at Scimmie” si presenta come un lavoro maturo e ricercato, un elaborato di varie esperienze ed influenze pur essendo il primo album di brani inediti come solista. Quali i progetti futuri ed in che direzione volgerà il tuo percorso artistico musicale?

Joe: Come già detto, si tratta del primo lavoro come solista, ma sono più di vent’anni che scrivo canzoni, il che mi è servito probabilmente a trovare una mia nuova “cifra” individuabile in questo ep. Il prossimo passo saranno un po’ di date in duo con un bassista per portare in giro questo cd. Dopodiché ho già in mente che cosa voglio fare, ma… un passo alla volta.

 

 

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