Koza Noztra - Intervista al Diacono ed all'Onorevole

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Koza Noztra Intervista“Cronaca Nera Pt.2” (recensione QUI >>) è stata l'occasione per scoprire una band assolutamente particolare, estrema nella rappresentazione del reale e molto particolare anche per ciò che riguarda gli aspetti meramente musicali della costruzione artistica.

Testi e musiche così controversi ed intensi non lasciano indifferenti, né risolvono in sé le domande che pongono – in maniera implicita – all'ascoltatore: un'intervista a due membri del gruppo (Il Diacono e l'Onorevole) è allora l'occasione per capire meglio il messaggio, i progetti e le idee dei Koza Noztra.

L'intervista di Emiliano Berardi >>

E.Berardi: Koza Noztra sembra essere più un'idea socio-artistica che una band nel senso classico del termine: da dove nasce questo progetto così particolare ed in un certo senso estremo?

Il Diacono: Abbiamo semplicemente fatto quello che per tanto tempo abbiamo desiderato facessero le nostre band preferite (e che non hanno mai fatto). Ci siamo radunati intorno ad un’idea, ad una storia di raccontare; il che dovrebbe essere la spinta primaria di ogni espressione artistica. Abbiamo, quindi, deciso che, una volta terminata la storia, scriveremo la parola FINE in fondo all’ultima pagina. Noi stessi siamo la storia che stiamo raccontando, ne siamo i protagonisti e gli spettatori, i carnefici e le vittime allo stesso tempo. E questa storia non è infinita, come non lo è nessuna storia. Dal nostro punto di vista, non c’è niente di più patetico che vedere band famose che continuano a sfornare album fatti palesemente a tavolino, senza nessuna spinta interiore, nessuna ispirazione vera. Gruppi che, se mai l’hanno avuta, l’hanno esaurita da tempo. Dopo che avremo pubblicato il quinto album (e Cronaca Nera, nella sua interezza è il terzo), ci scioglieremo. O meglio, cambieremo nome per raccontare una storia diversa.

E.Berardi: Nei vostri testi è descritta una realtà amorale, disperata, senza redenzione e salvezza possibili. E' illustrazione di ciò che vedete (fuori e dentro di voi) o è piuttosto provocazione, voglia di suscitare una reazione in chi ascolta?

Il Diacono: È puro e semplice “autobiografico collettivo”. Spesso si sente dire che l’Italia è un paese “moralista”, ma questo non è vero perché ciò presupporrebbe l’esistenza di una morale. O meglio, questa morale c’è ma nessuno la vuole vedere. È quella del mio proprio particulare di Guicciardini, ovvero dei “cazzi miei”, delle “cose nostre” erette a guida assoluta delle nostre azioni. È inutile credere che ne siamo fuori, che “noi non siamo come loro”... come è inutile discutere se ciò sia giusto o sbagliato, buono o cattivo. Semplicemente è. Noi ne siamo parte e oramai non sappiamo neanche concepire un modo diverso di esistere, di vivere, di relazionarci con il mondo esterno. Oltretutto, le idee di “redenzione” e “salvezza” non possono essere dissociate da una concezione forte di “paradiso” per i giusti e “inferno” per i malvagi. Ma il nostro immaginario collettivo non riesce a figurare nessun paradiso o inferno che non sia identico allo scenario che viviamo quotidianamente. Solo un po’ più piacevole o sgradevole, a seconda delle proprie esigenze, delle “cose nostre”.

E.Berardi: La scelta di un approccio musicale "Heavy" è programmatico, ha un significato relativo a testo e contesto, o è semplicemente il frutto del background dei musicisti che compongono la band?

Cronaca Nera Koza NoztraIl Diacono: Entrambe le cose. Sicuramente viene dalla nostra formazione musicale e culturale. Siamo tutti metallari e ci siamo trovati per suonare musica heavy metal. Ma come viene descritto in genere il metal nei libri di critica musicale? Musica martellante, brutale, tagliente, ossessiva, nevrotica, adrenalinica e iper-vitaminizzata. Non sono gli stessi aggettivi che useresti per descrivere la nostra società? E quindi il metal diventa il codice espressivo più fedele che si possa usare per rappresentarne l’essenza sonora.

E.Berardi: La vocalità innestata sul vostro Hard'n'Heavy è atipica rispetto al genere quanto perfettamente aderente al tono del racconto proposto: spesso declamatoria, tra il teatrale ed il circense, è vero elemento di interesse. Come si è sviluppato un abbinamento di questo tipo, secondo quali idee e quali riferimenti musicali?

L’Onorevole: Lo stile vocale è una diretta conseguenza di quanto hai detto nella domanda. Noi raccontiamo ciò che l’Italia è oggi, come quotidianamente ribadito da giornali, televisioni ecc. Se vuoi raccontarlo bene, devi metterti nei panni del narratore, che sia esso il cittadino oppresso, il corrotto, il rappresentante del governo di turno. Allora diventa credibile perché tutti noi cinque siamo consci di cantare una verità oggettiva. D‘altronde viviamo nel Paese di cui parliamo, come potremmo essere esclusi da ciò? Lo viviamo quotidianamente. Mi sentirei molto meno credibile a cantare di surf su spiagge californiane dove non sono mai stato in vita mia; e ho più paura di una guerra creata ad hoc per giustificare il leasing degli F35 che di un fantasma che appare in un bosco norvegese. Sul fatto che lo stile sia atipico, rispondo citando il Diacono: se qualcosa non c’è, creala.

E.Berardi: Qual è il vostro rapporto con il live, e che tipo di esperienza comunicativa (in termini globali: visiva, scenica, musicale) volete offrire al vostro pubblico?

Il Diacono: Meglio usare i condizionali: quale tipo di esperienza vorremmo offrire ai nostri spettatori? Se avessimo mezzi adeguati, ci piacerebbe dare uno spettacolo globale, gigantesco, dove la band sarebbe supportata da almeno un’altra dozzina di musicisti, scenografie imponenti, ballerine/i, proiezioni di immagini prese dalla realtà (che ha surclassato la fantasia) che si intersecano con ogni momento musicale, ogni frase dei testi. Il nostro ideale è teatro, musical e cinema messi insieme. E il palco dovrebbe essere a forma di U, in modo da abbracciare l’intera estensione della sala. Oppure a forma di X, come gigantesche diagonali che partono dai quattro angoli della sala. Sfortunatamente, questi mezzi non ce li abbiamo al momento, per cui ci dobbiamo accontentare di un concerto “classico”...

E.Berardi: "Cronaca Nera pt.2" è uscito da pochissimo: avete in programma un tour, una serie di date utili ad investire gli ascoltatori con la spietatezza delle vostre canzoni?

Il Diacono: Non siamo piazzisti della nostra musica. Suoniamo solo dove ci sono le migliori condizioni per farlo e per chi vuole venirci a sentire. Saremo al Metallo Nostrum il 10 maggio (con Tempesta e Rosae Crucis) e poi al Moon Stage di Mestre (con i Cube) il 30 maggio. Per ora è tutto. 

Grazie ai Koza Noztra, una delle bands più originali che 7corde abbia avuto occasione di recensire ed intervistare... ora non resta che riascoltare ancora “Cronaca Nera Pt.2”!

 

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